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    <title>Marta e Maria</title>
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    <description>Blog di Marta e Maria</description>
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      <category>Vita spirituale</category>
      <category>Mistica</category>
      <title>Lettera di Avvento 2025 - Togliere per trovare</title>
      <description>&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Avvento 2025 – Togliere per trovare&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Carissimi, negli ultimi anni con la letterina di Avvento prendevamo insieme il proposito di fare qualcosa per aiutarci ad entrare al meglio nel cuore dell’Attesa delle attese: la nascita di Gesù. Vi venivano proposte azioni spirituali o materiali, meditazioni, impegni seri di cambiare vita.
Quest’anno sento la spinta a prendere una direzione in qualche modo opposta: invece di aggiungere vi propongo di provare a togliere qualcosa. Il nostro cuore è troppo pieno, ancora di più la nostra mente. La cella del cuore, che siamo ormai abituati a visualizzare, è ancora troppo piena di cose inutili o non necessarie. Il rumore è troppo forte, le distrazioni molteplici, i sentimenti discordanti e turbolenti, la pace spesso lontana. Il fuoco del desiderio è spesso ridotto ad uno stoppino fumigante, il tappeto che vogliamo stendere per l’Ospite è sporco, scolorito. A volte accogliamo Gesù in questa stanza e poi con un pretesto usciamo da lì e lo lasciamo solo a lungo, persi in vaghi pensieri.
Allora viviamo l’Avvento, tempo di Grazia e di preparazione ad un rinnovato incontro con il Salvatore, come tempo di liberazione da tutto ciò che ostacola l’incontro con Dio, disturba l’Ascolto, offusca la contemplazione divina. Scegliamo la povertà di spirito, di pensiero, di valutazione di sé, scegliamo un sano ritiro in noi stessi, tempi di isolamento anche fisico dal mondo e dai suoi frastuoni, dalle chiacchiere vuote, dai giudizi, dalla frenesia del pensarsi indispensabili. Cerchiamo di vivere più ritirati, evitiamo uscite inutili, compagnie futili, tutto questo non per fuggire ma per ritrovare il vero centro: Gesù. Per riuscire ad ascoltarne la Voce. Per trovare Dio ed entrare in ascolto occorre tempo, pazienza, concentrazione, silenzio. E, come direbbe Teresa, amore e abitudine, restare con Lui con amore e farlo più spesso possibile.
Dobbiamo capire questo: in quanto battezzati, tempio dello Spirito Santo, dimora Eucaristica, tutto il nostro essere è interamente abitato da Dio. Non solo quando facciamo la Comunione ma sempre, se siamo in Grazia di Dio. Gesù non è presente solo nel cuore, nello spirito, ma ovunque. Dopo aver pregato o ricevuto l’Eucarestia ascolta queste parole che Gesù vuole dire al tuo spirito:&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;Sono nel tuo respiro, sono nella tua bocca, nella tua mente, nel tuo sangue, nei tuoi arti, nei tuoi organi di senso, negli occhi, nelle ossa… non c’è cellula del tuo corpo dove io, per la mia Incarnazione, non sono presente. Sei immerso in Me ed io entro in tutto il tuo essere esterno e interno, materiale e spirituale.&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Con il Mistero dell’Incarnazione Gesù è entrato in tutta la natura umana, tutta l’Umanità è cristificata da quando il Figlio di Dio ha assunto la nostra natura. Iniziamo con questo Avvento a vivere nel mistero di questa unione reale e possibile già qui in terra, viviamo da subito nel Regno di Cristo Re.
Auguro a tutti noi, con l’aiuto di Maria, la Madre, e di Giuseppe, custode e protettore, di preparare in questo Avvento l’ambiente per ritrovare Gesù e fermarsi definitivamente a Cena con Lui, senza più uscire ed entrare nella Cella del cuore, ma vivendo misticamente l’Unione di tutto il nostro essere, dalla cellula allo spirito, con Lui, senza un tempo per la preghiera e un tempo per la vita, ma con un solo Tempo del Noi.&lt;/p&gt;
</description>
      <pubDate>Sat, 29 Nov 2025 12:00:00 Z</pubDate>
      <a10:updated>2025-11-29T12:00:00Z</a10:updated>
    </item>
    <item>
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      <category>Parola di Dio</category>
      <title>Dal digiuno alla sazietà</title>
      <description>&lt;p&gt;**Riflessioni quaresimali 2024 – Dal digiuno alla sazietà&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Dal Vangelo secondo Marco   (Mc 8,1-10)&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Mangiarono a sazietà**&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;**&lt;em&gt;In quei giorni, poiché vi era di nuovo molta folla e non avevano da mangiare, Gesù chiamò a sé i discepoli e disse loro: «Sento compassione per la folla; ormai da tre giorni stanno con me e non hanno da mangiare. Se li rimando digiuni alle loro case, verranno meno lungo il cammino; e alcuni di loro sono venuti da lontano».
Gli risposero i suoi discepoli: «Come riuscire a sfamarli di pane qui, in un deserto?». Domandò loro: «Quanti pani avete?». Dissero: «Sette».
Ordinò alla folla di sedersi per terra. Prese i sette pani, rese grazie, li spezzò e li dava ai suoi discepoli perché li distribuissero; ed essi li distribuirono alla folla. Avevano anche pochi pesciolini; recitò la benedizione su di essi e fece distribuire anche quelli. Mangiarono a sazietà e portarono via i pezzi avanzati: sette sporte. Erano circa quattromila. E li congedò.
Poi salì sulla barca con i suoi discepoli e subito andò dalle parti di Dalmanutà.&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;ul&gt;
&lt;li&gt;&lt;em&gt;vi era di nuovo molta folla e non avevano da mangiare&lt;/em&gt;&lt;/li&gt;
&lt;/ul&gt;
&lt;p&gt;Siamo in molti su questa terra, abbiamo tutti fame, cattolici, cristiani, musulmani, induisti, atei, agnostici… abbiamo tutti ugualmente fame. Di Verità, di Bellezza, Desiderio di colmare il vuoto che ci secca il cuore e ci stinge lo stomaco. Nessuno di noi trova da mangiare in questo mondo. Non c’è cibo che tolga la fame.&lt;/p&gt;
&lt;ul&gt;
&lt;li&gt;&lt;em&gt;Gesù chiamò a sé i discepoli e disse loro: «Sento compassione per la folla; ormai da tre giorni stanno con me e non hanno da mangiare.&lt;/em&gt;&lt;/li&gt;
&lt;/ul&gt;
&lt;p&gt;Gesù sente compassione per la folla. Soffre per e con loro. Si preoccupa per coloro che stanno con lui da tre giorni. Non è un dettaglio. In tre giorni hanno compiuto, proprio perché stavano insieme a Gesù, il loro passaggio dalla morte alla vita. Sono già al Terzo Giorno. Stare con Gesù ha fatto compiere a questi uomini il Passaggio, l’Esodo definitivo.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;-	Se li rimando digiuni alle loro case, verranno meno lungo il cammino&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Gesù sa bene che non potranno sopravvivere da soli. Non riusciranno a tornare alla vita ordinaria. Sono risorti a vita nuova, ma se non saranno più con Gesù non avranno la forza di rimanere vivi. Dopo la Conversione c’è sempre, comunque, un Cammino da compiere, un Viaggio per tornare lentamente a Casa. Lui sa bene che da soli non ce la faremo, abbiamo bisogno del Pane di Vita, Lui stesso sempre con noi.&lt;/p&gt;
&lt;ul&gt;
&lt;li&gt;&lt;em&gt;e alcuni di loro sono venuti da lontano».&lt;/em&gt;&lt;/li&gt;
&lt;/ul&gt;
&lt;p&gt;Spesso il Cammino verso la Rinascita è lungo, si parte da lontano, da luoghi inaccessibili, da cui è difficile uscire. Luoghi che ci intrappolano, labirinti, grotte, sabbie mobili. Ma lontani o vicini, la fame e il desiderio spingono i nostri passi incerti alla ricerca di cibo e di luce.&lt;/p&gt;
&lt;ul&gt;
&lt;li&gt;&lt;em&gt;Gli risposero i suoi discepoli: «Come riuscire a sfamarli di pane qui, in un deserto?»&lt;/em&gt;&lt;/li&gt;
&lt;/ul&gt;
&lt;p&gt;I discepoli non hanno la sensibilità di Gesù, non hanno ancora ricevuto il dono dell’intelligenza d’Amore, che gli sarà data a Pentecoste. Fanno ragionamenti umani e non sanno trovare soluzioni. Nel deserto della vita, nel mondo, di ieri, di oggi, di domani, non c’è Pane. Tutta la nostra vita è un Esodo nel deserto. Non c’è cibo, e quello che gli somiglia è in realtà veleno. Come potremo sfamarci?&lt;/p&gt;
&lt;ul&gt;
&lt;li&gt;&lt;em&gt;Domandò loro: «Quanti pani avete?»&lt;/em&gt;&lt;/li&gt;
&lt;/ul&gt;
&lt;p&gt;Gesù insiste perché i Discepoli imparino a prendersi cura dei fratelli. Come Lui si è preso cura di loro, così anche loro devono prendere gli altri su di sé. Li spinge a guardare in sé stessi per trovare ogni più piccolo tesoro nascosto da poter offrire. Anche poco, pochissimo. Ma tutto il poco va messo a disposizione. Prima di Dio e poi di quanti hanno bisogno di noi. La domanda mostra implicitamente che tutti abbiamo qualcosa. Non dice “avete pani?” ma semplicemente “quanti” ne avete. È importante conoscere i nostri talenti, i doni ricevuti. Sono gli ingredienti con i quali Dio impasterà la nostra vita e produrrà frutti per sfamare noi stessi e quanti ci manderà.&lt;/p&gt;
&lt;ul&gt;
&lt;li&gt;&lt;em&gt;Dissero: «Sette».&lt;/em&gt;&lt;/li&gt;
&lt;/ul&gt;
&lt;p&gt;Non è un numero casuale. In questo brano, dove ogni Parola è un Segno, i sette pani ci mostrano i Doni dello Spirito Santo. Prima dei talenti personali possiamo contare sui Doni dello Spirito. Agiranno da moltiplicatori e attivatori dei nostri piccoli pani. La nostra povertà verrà coperta dall’Onnipotenza di Dio. Mi viene in mente la povertà totale di Maria, offerta a Dio e coperta dallo Spirito Santo. Dall’umile grembo sboccia la Gloria di Dio, il Figlio Incarnato.&lt;/p&gt;
&lt;ul&gt;
&lt;li&gt;&lt;em&gt;Ordinò alla folla di sedersi per terra&lt;/em&gt;&lt;/li&gt;
&lt;/ul&gt;
&lt;p&gt;Anche chi ha fame, così come chi, con l’aiuto di Dio, sfamerà, deve farsi umile. Deve tornare a vivere nella Verità, conoscendo sé stesso. Sapendosi terra si siede a terra, nella posizione della debolezza e dell’Ascolto e, come un bambino, attende nel silenzio tutto da Dio.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;-	Prese i sette pani, rese grazie, li spezzò e li dava ai suoi discepoli perché li distribuissero; ed essi li distribuirono alla folla.&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;È sempre Dio che benedice e moltiplica il nostro niente, poi lo rimette nelle nostre mani, spezzandolo perché possiamo distribuirlo a tutti. I Beni di Dio sono per noi solo per un momento, per ristorare il Cammino. Non ci appartengono.  Poi, se vogliamo rimanere benedetti dobbiamo passarli ad altri. Non è Gesù direttamente che distribuisce il cibo alla folla, perché vuole che i discepoli tocchino con mano cosa è accaduto ai loro sette pani. Che i loro occhi vedano, le loro mani contino, i loro cuori si aprano alla fede, alla speranza e quindi alla carità.&lt;/p&gt;
&lt;ul&gt;
&lt;li&gt;&lt;em&gt;Avevano anche pochi pesciolini; recitò la benedizione su di essi e fece distribuire anche quelli.&lt;/em&gt;&lt;/li&gt;
&lt;/ul&gt;
&lt;p&gt;A volte non riusciamo a trovare in noi stessi cose troppo buone da offrire. Troviamo cose piccole, insignificanti. Non importa, se il desiderio è di servire, lo Spirito Santo riesce a benedire e moltiplicare anche l’imperfezione. Perfino il peccato, se viene offerto a Dio, si muta in benedizione per tutti. Nessun dono è scartato da Dio.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;-	Mangiarono a sazietà e portarono via i pezzi avanzati: sette sporte. Erano circa quattromila. E li congedò.&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Finalmente sazi. Non ci manca più nulla. Dio ci salva con lo stare con noi, ci nutre nella preghiera e con il Suo Corpo e il Suo Sangue. Poi ci dà la possibilità di sfamarci tra di noi moltiplicando nello Spirito Santo la nostra povertà donata.
Allora si può riprendere il Cammino, ripartendo dal Terzo Giorno. Tutto è nuovo, la folla è congedata perché porti la Novità in tutta la terra.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;-	Poi salì sulla barca con i suoi discepoli e subito andò dalle parti di Dalmanutà.&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;E Gesù, da Buon Seminatore e da Buon Pastore, riprende la barca della Chiesa e la conduce verso tutte le vie del mondo.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Iniziamo il Cammino quaresimale con questa immagine, sentendoci un po’ folla e un po’ discepoli, ascoltiamo la nostra fame, cerchiamo i nostri pani e i pesciolini e consegniamo tutto a Dio, perché ci renda strumenti di Amore.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Daniela
14/02/2024**&lt;/p&gt;
</description>
      <pubDate>Sun, 11 Feb 2024 19:40:00 Z</pubDate>
      <a10:updated>2024-02-11T19:40:00Z</a10:updated>
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      <category>Vita spirituale</category>
      <title>Una lettera nata dal cuore per camminare insieme in Avvento</title>
      <description>&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Una lettera nata dal cuore per camminare insieme in Avvento&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Isaia 9,5
&lt;em&gt;Poiché un bambino è nato per noi,
ci è stato dato un figlio.
Sulle sue spalle è il segno della sovranità
ed è chiamato:
Consigliere ammirabile, Dio potente,
Padre per sempre, Principe della pace.&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Isaia 7,14
&lt;em&gt;Pertanto il Signore stesso vi darà un segno. Ecco: la vergine concepirà e partorirà un figlio, che chiamerà Emmanuele.&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ci è stato dato un figlio. Un essere che è carne della nostra carne. Uno di noi. Un figlio che solo chi ha un cuore vergine, donna o uomo, potrà portare in sé. Ma se a custodirlo è un cuore vergine, allora il figlio non è solo nostro e non è solo umano; se noi siamo “la madre”, l’unico padre sarà Il Padre.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;È nato per noi. Per poter essere l’Emmanuele, il Dio con noi.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Un figlio non resta bambino. Cresce anche attraverso il nostro aiuto. DNA, nutrimento, cura, educazione, ambiente. Così anche per mezzo delle nostre azioni la presenza di Dio cresce in un modo o in un altro, di più o di meno. Mentre lo portiamo in noi, facciamolo crescere, mostriamolo.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il Figlio cresce e porta a compimento la sua Missione: donarsi completamente per donare a noi la Sua Vita. Contempliamolo sulla Croce, ancora vivo. È lì ancora tutto per noi, tutto nostro. Avviciniamoci… È lì per dare tutto. Non risparmia nulla, fino all’ultima goccia di sangue. Non evita nulla, non un chiodo di meno, non un colpo in meno di quelli necessari per non morire prima della Croce. Contempliamolo ancora.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Come non poter allora anche noi essere suoi? Se Lui è per noi, tutto per noi, potremmo noi, con la grazia di Dio, dare a Lui meno del tutto? Cosa vale perdere quello che siamo, rispetto a guadagnare tutto quello che Lui è per noi? Come non sentire il desiderio di compiere al meglio i nostri doveri di stato? Senza sconti, come Lui? Per Lui? Senza sprecare il tempo, perché non sappiamo quanto ne resta.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Contemplando questo Uomo diventa più facile capire che l’unica nostra vocazione è quella di donarci a Lui. Come fa Lui. Non qualcosa, ma tutto. Sembra davvero una impresa impossibile. Lo è senza lo Spirito Santo. Ma come in tutte le cose, è necessario un allenamento, una palestra del donarsi. Un buon esercizio è quello della pazienza. Riuscire, una volta su dieci (è la mia media…), a lasciar andare qualcosa, accettare che qualcuno ci dica che abbiamo torto quella volta che sappiamo di aver ragione, dire di non aver fame davanti alla richiesta di ulteriore cibo da parte di un familiare, far scegliere qualche volta agli altri, semplicemente rispondendo a qualche domanda “decidi tu”, “facciamo come preferisci”. Accettare di uscire quando vorremmo riposare in casa, vedere un film che non ci interessa per dare gioia ad un amico, evitare polemiche per una tovaglia storta o un letto rifatto male. Sono cose molto banali, terra terra, in cui tutti ci imbattiamo. Ma neanche in queste cose piccole è facile dimenticarsi, esercitando la pazienza e il dono di sé. Io riesco molto raramente, e solo con l’aiuto dello Spirito Santo. Riesco se comprendo fino in fondo il dono totale di Dio per me. Allora è meno difficile. Se faremo questa palestra di abbandono dei propri gusti e delle nostre volontà, riusciremo ad uscire da noi stessi e a rivestirci di Cristo. È un lungo allenamento, durerà una vita intera. Ma forse a poco a poco proveremo un gusto diverso. Non i nostri gusti, ma il gusto di non avere gusti. Il piacere di esserne liberi e la gioia di andare incontro agli altri per amore. È un cammino che potrà rendere il nostro cuore simile a quello di Gesù. Recuperare l’essere &lt;em&gt;a sua immagine&lt;/em&gt; (Gen 1,27).&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Lui è nostro. Prendiamolo. Lui ci dona tutto quello che ha. Prendiamo le sue infinite ricchezze e rivestiamoci di quelle per presentarci un giorno al Padre. I Doni più grandi giungono subito dopo la Comunione. Cerchiamo Chiese in cui si possa fare qualche minuto di ringraziamento silenzioso (molto di quello che scrivo trae origine da lì. Non sono cose mie). Ma anche dalla preghiera profonda e dalla Parola.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Quello che stiamo contemplando diventa allora un mistero sponsale. Chi si dona totalmente? Lo Sposo.  La sposa potrà fare di meno? Quello che possiede l’uno sarà dell’altro. Rivestitevi di Cristo: è questo scambio di Vita e di Beni. È lasciare lungo la strada fangosa l’uomo vecchio con i suoi stracci, la prostituta che si è concessa ai tanti Baal della sua vita, che l’hanno presa e gettata via, e farsi prendere in braccio dallo Sposo, lasciarsi lavare da Lui, farsi curare ogni ferita dal suo sguardo di amore che nulla rimprovera ma tutto ridona come nuovo. È lavarsi ogni sera nel suo abbraccio. E tornare a sentirsi un prodigio:&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Salmo 138,14
&lt;em&gt;Ti lodo, perché mi hai fatto come un prodigio;
sono stupende le tue opere,
tu mi conosci fino in fondo.&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;perché così lo Sposo guarda la sposa, la contempla innamorato dopo averla resa pura ogni volta, nella verginità battesimale.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;Rivestitevi invece del Signore Gesù Cristo e non seguite la carne nei suoi desideri (Rm 13,14)&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Proviamo a vivere da lì. Come dicevo recentemente, non basta sentire Dio in noi, è troppo poco… abbandoniamo noi stessi e la nostra casupola e costruiamo casa in Lui. Normalmente si pensa che la vita da un certo punto in poi sia una decrescita. Il corpo si sfalda, si corrode, la mente si indebolisce, la memoria perde tanti pezzi di sé, le forze diminuiscono, l’energia cala, la volontà è più debole. Ma nella vita dello spirito avviene l’opposto: ogni giorno l’edificio spirituale incrementa la sua costruzione, pietra dopo pietra, ogni giorno di vita la costruzione cresce: dopo le fondamenta salgono su le pareti, poi il tetto, quindi gli intonaci, i pavimenti, le rifiniture (solo per i santi…). Così arriveremo a 99 anni ad esserci rivestiti di Cristo, a riposare in Lui perché finalmente la nostra volontà sarà la Sua e la Sua la nostra! Sarà un leggero farsi portare, senza più le fatiche e le incognite del discernimento costante. Se tutto sarà in mano a Lui non potremo sbagliare, se la casa vecchia sarà stata completamente demolita e abbandonata; quella del nostro volere, dei nostri deliri di onnipotenza, dei nostri egoismi, del decidere tutto da soli.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La Sua vicinanza ci aiuterà. Un ultimo suggerimento che forse andrà controcorrente: non acquistate più messalini o libri sulla preghiera o che parlano dei santi. Io spero in questi anni di avervi trasmesso non le mie idee ma un metodo di intimità con Dio. Nei messalini troverete ciò che la Parola ha ispirato a chi ha scritto il libretto; spesso quei commenti (così come i miei) non vi diranno nulla, magari neanche li comprenderete. La Parola è per voi soltanto. Lasciatela risuonare in voi, dialogate con essa a tu per tu. Allora darà frutto. Prendete in mano la Bibbia, come si prende per mano una persona carissima, accarezzatela, sentitene il profumo…è Viva…&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Allo stesso modo penso che siamo abbastanza adulti per poter tralasciare i libri sulla preghiera. Preghiamo. Siamo abbastanza maturi per passare dai libri su santi alle Opere dei Santi, cosa molto più fruttuosa! Difficile solo all’inizio. Lo stanno scoprendo quanti di voi hanno iniziato a leggere gli scritti dei nostri Santi carmelitani o di altri santi. Lo Spirito Santo parla attraverso di essi. Inoltre troverete un altro grande vantaggio: il Santo, diversamente da un autore contemporaneo, nella Comunione dei Santi è lì presente accanto a noi, con noi, mentre ne leggiamo le Opere, e ce le spiega lui stesso!&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Iniziamo così allora questo Cammino di Avvento, un tempo di attesa attiva, dove affrettando il passo potremo accorciare il Tempo dell’Incontro!&lt;/p&gt;
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      <pubDate>Sun, 27 Nov 2022 12:00:00 Z</pubDate>
      <a10:updated>2022-11-27T12:00:00Z</a10:updated>
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